[ITALIA] Rivolta al Cara di Castelnuovo, migranti barricati nel centro

(pubblicato su La Repubblica)

Rivolta al Cara di Castelnuovo, migranti barricati nel centro: 8 fermati e 2 feriti. E al Cie è di nuovo protesta delle “bocche cucite”

Più di duecento persone hanno bloccato i cancelli di ingresso nel centro di accoglienza. A Ponte Galeria un tunisino si è cucito le labbra per alcune ore

15 maggio 2014

E’ rivolta al Cara di Castelnuovo di Porto. Più di duecento immigrati reclusi nel centro si sono barricati all’interno: questa mattina hanno chiuso con le catene il cancello di ingresso non permettendo ai militari di vigilanza di uscire a agli addetti ai lavori di entrare. La dura protesta sarebbe nata per il mancato pagamento mensile che spetta a ciascun ospite del centro per le spese minime.

Tensione con le forze dell’ordine giunte sul posto. La polizia in mattinata avrebbe fatto irruzione nel Cara per sedare la protesta “caricando gli immigrati” racconta il direttore del centro Vincenzo Lutrelli. Secondo alcune testimonianze sarebbero stati usati anche idranti per contenere la rivolta. Alcuni migranti avrebbero lanciato sassi e altri oggetti contro le forze del’ordine. Una vettura dei carabinieri della compagnia di Bracciano sarebbe stata danneggiata.

Alla protesta, secondo Lutrelli, partecipano circa 250 immigrati dei 780 ospitati nel centro. “Non so se ci sono stati feriti, so di qualche poliziotto finito in ospedale – ha detto Lutrelli – e di un egiziano che si è sentito male”.

“Quando siamo arrivati ad aprile abbiamo trovato molti ospiti abusivi e illegali, che non dovevano stare nel Cara, e abbiamo iniziato a fare ordine – ha detto Lutrelli -. Il contributo di 2,50 euro al giorno da spendere all’interno del centro prima veniva corrisposto in contanti e noi abbiamo pensato di introdurre una card. Si stava per risolvere tutto, avevamo detto agli ospiti di aspettare, invece oggi è scoppiata la protesta”.

Per Marta Bonafoni, consigliere regionale del Lazio, “non è soltanto il ritardo nell’erogazione del ‘Pocket money’ ad aver alzato la tensione, come peraltro confermato dallo stesso direttore del nuovo gestore Auxilium. Da quello che ci hanno riferito, dall’interno del Cara gli ospiti si sarebbero anche visti eliminare l’autobus in grado di farli spostare dalla struttura, non ci sarebbe più un’ambulanza a loro disposizione, la stessa qualità dei pasti sarebbe molto peggiorata. Diritti umani negati, insomma.

La struttura è gestita dal 7 aprile scorso dalla Cooperativa Auxilium, che ha in carico anche i servizi all’interno del Cie di Ponte Galeria. dove intanto è di nuovo protesta choc. “Ieri – racconta il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni – un cittadino tunisino si è cucito la bocca con un ago improvvisato costruito con un filo di rame”. “A quanto appreso dai collaboratori del Garante – prosegue la nota – l’uomo, un 35enne, è trattenuto nella struttura da oltre un mese e riferisce di essere affetto da un disagio psichico. Nel Cie è finito perché fermato in Lussemburgo era stato rimandato, in base al regolamento di Dublino, in Italia”. “Un episodio che dimostra le ragioni che hanno portato lo stesso Ministro Alfano a dichiarare come il problema dell’immigrazione e dell’asilo politico debba essere affrontato da tutta l’Europa” – ha dichiarato Marroni.

“La protesta autolesionista, fortunatamente, è durata una sola ora – prosegue Marroni – Grazie all’intervento degli operatori della Cooperativa e alla disponibilità mostrata dai funzionari dell’Ufficio Immigrazione l’uomo ha deciso di farsi rimuovere il filo dagli infermieri del Centro. La vita nel Cie, tuttavia, è sempre attraversata da tristi sorprese: oggi, infatti, è stato prorogato il trattenimento di una cittadina di origine bosniaca, nata in Italia, e madre di due figli minori. L’esito dell’udienza, che peraltro si è svolta in assenza dell’avvocato difensore di fiducia, ha comportato il prolungamento della permanenza nella struttura della donna, lontana dai suoi figli, per altri due mesi”.

“Il gesto di quest’uomo – continua Marroni – e la storia di questa donna provano che i Cie continuano ad essere veri e propri luoghi di disperata detenzione dove il riconoscimento dei diritti fondamentali è labile e lasciato nelle mani della discrezionalità e dove, quindi, è fatale che si verifichino episodi di questo genere”.

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