UE Risoluzione del parlamento Europeo sull’integrazione dei migranti, gli effetti sul mercato del lavoro e la sicurezza sociale

(pubblicato su Integrazione Migranti.gov.it)​
Approvata il 14 marzo 2013 la Risoluzione del Parlamento europeo sull’integrazione dei migranti, gli effetti  sul mercato del lavoro e la dimensione esterna del coordinamento in materia di sicurezza sociale (2012/2131(INI))
È necessario promuovere un’adeguata integrazione, gestendo al contempo l’immigrazione. È questo l’intento della Risoluzione approvata dal Parlamento Europeo lo scorso 14 marzo. Ciò potrà avvenire soltanto se l’Europa si contraddistinguerà come continente della cultura dell’accoglienza. Un continente in cui l’esclusione sociale, il razzismo e la discriminazione non trovano spazio
Diversi i punti toccati dalla nuova Risoluzione.
Introduzione di una “cultura dell’integrazione”
Per le questioni inerenti l’integrazione, si sottolinea nella Risoluzione, deve essere adottato un approccio globale a livello locale, nazionale ed europeo ed esse devono essere considerate in tutti gli strumenti politici, legislativi e finanziari (“cultura dell’integrazione”).
La risoluzione evidenzia come  l’integrazione nel mercato del lavoro e nella società richiede un impegno sia da parte dei migranti che della società ospitante, da un lato, in particolare, per quanto riguarda l’apprendimento della lingua, la conoscenza e il rispetto del sistema giuridico, politico e sociale, degli usi e costumi e della convivenza sociale nel paese d’accoglienza, dall’altro, la costruzione di una società inclusiva, la garanzia dell’accesso al mercato del lavoro, alle istituzioni, all’istruzione, alla sicurezza sociale, all’assistenza sanitaria, l’accesso ai beni e ai servizi e alla casa e il diritto di partecipare al processo democratico;
Nella risoluzione si  riconosce che l’integrazione è più efficace a livello delle comunità locali e si chiede pertanto il sostegno dell’UE nell’ambito della creazione di una rete per l’integrazione formata da enti locali e regionali che, secondo il principio «dal basso verso l’alto», coinvolga tutte le organizzazioni della società civile che operano a livello locale.
Partecipazione e diritto di voto
Nella Risoluzione si riconosce come una reale integrazione preveda anche la partecipazione al processo decisionale a livello politico e che, in particolare, occorre promuovere la partecipazione sociale dei migranti; si incoraggiano, pertanto, gli Stati membri ad ampliare le possibilità di partecipazione sociale e di codeterminazione politica per le persone provenienti da un contesto migratorio, incoraggiandole a ricorrere a tali possibilità.
In proposito si ricorda l’importanza del diritto di voto dei migranti, in particolare a livello locale, quale fondametnale strumento di integrazione e cittadinanza attiva.
La Risoluzione sottolinea, inoltre, la necessità di sfruttare in modo ottimale l’Anno europeo dei cittadini 2013 per mettere in primo piano la libera mobilità delle migranti e la loro piena partecipazione alla società europea.
Formazione pre-partenza e migrazione circolare
Nella Risoluzione si  sottolinea che anche i Paesi d’origine hanno la responsabilità di agevolare l’integrazione nel mercato del lavoro, offrendo corsi di lingua e altri corsi di preparazione a prezzi ragionevoli, garantendo la comunicazione delle informazioni, monitorando le agenzie di collocamento ai fini di un loro comportamento responsabile e intrattenendo contatti con i connazionali emigrati e/o con i pertinenti servizi delle rispettive ambasciate nei paesi ospitanti; incoraggia di conseguenza i paesi di origine a sviluppare ulteriormente i programmi in tal senso.
Sul tema della migrazione circolare, la Risoluzione  riconosce le potenzialità della migrazione (per motivi di lavoro) circolare riguardo alla creazione di una situazione vantaggiosa per le tre parti interessate, dalla quale i migranti, il paese ospitante e il paese d’origine possono trarre beneficio, e invita gli Stati membri ad aprirsi a questo tipo di immigrazione ed emigrazione.
La migrazione circolare deve comunque  concentrarsi sulla persona e sulla necessità di garantire che le conoscenze e competenze acquisite possano essere impiegate al rientro nel proprio Paese. Commissione e gli Stati membri vengono, pertanto, invitati a rafforzare la collaborazione con i Paesi terzi nell’ambito della migrazione circolare ed ad adottare provvedimenti per promuovere strategie intelligenti sulla migrazione circolare, con il sostegno dei mezzi e delle garanzie giuridiche necessari e con condizioni per creare posti di lavoro sicuri e impedire l’immigrazione irregolare.
In tale contesto, la formazione linguistica e lo sviluppo delle competenze prima dell’arrivo nel Paese ospitante e la preparazione al rientro costituiscono misure utili e potrebbero essere facilitati con  l’istituzione di Uffici pre-partenza sia nei paesi di origine che in quelli ospitanti.
I programmi nazionali di integrazione
Nella Risoluzione si  chiede che i programmi di lingua e di integrazione nei paesi ospitanti forniscano informazioni sulla storia, la cultura, i valori e i principi della democrazia europea, lo Stato di diritto e la memoria europea, sottolineando i diritti e gli altri principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali e lottando nel contempo contro il radicamento degli stereotipi di genere.
Si evidenzia, inoltre, l’importanza che i migranti vengano preparati al mercato del lavoro interno il più rapidamente possibile. In tale contesto, si ricordano le migliori prassi nell’ambito dell’integrazione nel mercato del lavoro, quali ad esempio le attività di tutoraggio per i migranti, le guide all’integrazione e l’approccio «migranti per migranti» e i corsi di lingua a scopi professionali, nonché l’offerta di aiuto e incoraggiamento per i figli in età scolare dei migranti, così come il sostegno all’avvio di nuove imprese da parte di persone qualificate provenienti da un contesto di immigrazione.
La Risoluzione sottolinea, inoltre, come l’apprendimento della lingua del paese d’accoglienza costituisca la base per il successo nel mercato del lavoro ed invita gli Stati membri a garantire un’offerta sufficiente di corsi di lingua affinché le barriere linguistiche cessino di costituire un ostacolo nel mondo del lavoro.
L’importanza del ruolo delle donne migranti
La Risoluzione  richiama l’attenzione sul ruolo sempre più importante svolto nel processo di integrazione dalle donne migranti, che non rappresentano soltanto grandi potenzialità in termini di mercato del lavoro e di ruolo fondamentale nell’educazione dei figli e nella trasmissione di norme e valori, ma che sono anche le persone maggiormente colpite dalla discriminazione e dalla violenza. A tal fine si invita la Commissione e gli Stati membri ad adoperarsi per consolidare in modo significativo la posizione giuridica e sociale delle donne, al fine di prevenire le discriminazioni in tutti i settori di intervento e valorizzare il loro potenziale contributo, in particolare, allo sviluppo economico e sociale. Gli Stati membri vengono, inoltre, invitati a sviluppare programmi di istruzione e comunicazione finalizzati ad informare le migranti in merito ai loro diritti e responsabilità ed a creare servizi di consulenza multilingue per le donne. Commissione e gli Stati membri sono, inoltre, invitati a collaborare strettamente con le reti e le ONG che si occupano di problematiche connesse alle donne migranti, onde sviluppare politiche sensibili alle specificità di genere.
Istruzione e formazione
La risoluzione  sottolinea che la carenza di manodopera specializzata dovrebbe essere affrontata anche tramite un’istruzione mirata e una formazione professionale lungo tutto l’arco della vita negli Stati membri, anche all’interno delle imprese. A tal fine si  ricorda che l’ottenimento di risultati scolastici inferiori e l’elevato tasso di abbandono che si riscontrano per i figli dei lavoratori migranti dovrebbero essere affrontati garantendo il diritto dei minori all’istruzione, tramite provvedimenti che includono finanziamenti, borse di studio, percorsi di apprendimento diversi e la diffusione di informazioni sui sistemi d’istruzione degli Stati membri e sui diritti e doveri che ne derivano, nel maggior numero possibile di lingue.
Nella Risoluzione si ricorda l’importanza di formare il personale scolastico sulla gestione della diversità e valutare la possibilità di assumere migranti per alcuni posti pubblici, in particolare come insegnanti. Gli Stati membri vengono, inoltre, invitati a informare gli studenti stranieri sulle opportunità di lavoro al termine degli studi e ad agevolare il loro l’accesso nei rispettivi mercati del lavoro, in base all’idea che le persone che hanno vissuto e completato gli studi in un dato paese e ne hanno appreso la lingua possono essere considerate come già integrate.
Sicurezza Sociale
Per concludere, nella Risoluzione il Parlamento evidenzia come appare chiaro che la globalizzazione economica si accompagna inevitabilmente alla globalizzazione sociale e che questo si ripercuote in particolare sul coordinamento esterno della sicurezza sociale per i cittadini dell’Unione europea e dei Paesi terzi. L’attrattiva del mercato del lavoro europeo dipende anche dalla trasferibilità delle pensioni e dei diritti sociali e dal fatto che tali diritti vengano mantenuti anche in caso di eventuale ritorno.
Si invitano, pertanto, la Commissione e gli Stati membri ad intraprendere tutte le azioni necessarie per creare un sistema unitario e trasparente a livello dell’Unione europea. Il primo passo in tal senso consiste nel trarre spunto dagli attuali accordi europei per il coordinamento della sicurezza sociale e/o aprire la convenzione iberoamericana di sicurezza sociale agli altri Paesi europei e utilizzarla quale piattaforma.
Anno Europeo dell’Integrazione
Infine, il Parlamento Europeo propone alla Commissione di dichiarare il 2016 Anno europeo dell’integrazione, esortandola nel contempo a porre particolare attenzione sull’«integrazione tramite il lavoro»; invita la Commissione a garantire che l’Anno dell’integrazione implichi progetti legislativi e parametri di riferimento concreti per gli Stati membri.
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